sedie in plastica

Editoriale

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Non chiamatela plastica: evoluzione dei polimeri nell’arredo.

Si fa presto a dire plastica! E si fa altrettanto presto a etichettare questo materiale, molto diffuso anche nel mondo dell’arredo, come qualcosa di nocivo e di instabile. Non è così. O meglio: non è più così da ormai diversi anni. I progressi nella tecnologia della lavorazione della plastica hanno consentito a designer di tutto il mondo di sbizzarrirsi nella realizzazione di sedie, tavoli e soprammobili in plastica di ogni dimensione, colore e forma.

Sì perché la plastica, o meglio, i polimeri plastici, assicurano una libertà creativa che nessun altro materiale è in grado di eguagliare. Oggi, complice la maggiore consapevolezza nei confronti dell’ambiente, abbiamo assistito all’ulteriore sviluppo delle plastiche riciclate, soluzioni ecologiche in linea con le aspettative di un pubblico attento al proprio impatto e alle proprie scelte. Insomma, il termine plastica appare davvero riduttivo, ma che cosa è successo di preciso nel settore dell’arredo? Ve lo sveliamo in questo articolo di approfondimento.

In principio fu la sedia EAMES in fibra di vetro (1950).

I primi tentativi che portarono alla fabbricazione in serie di un arredo in materiale composito furono compiuti non tanto con i polimeri quanto con la fibra di vetro. Dapprincipio in versione poltrona, poi come sedia e infine nel modello scolastico “accatastabile”, la sedia Eames venne realizzata da Zenith Plastics su progetto di Herman Miller. La sedia, per il suo design e la sua robustezza, conobbe da subito un successo travolgente, evento che ne determinò la produzione in migliaia di esemplari, con nuovi colori aggiunti alla gamma, nuove tipologie di basi e possibilità di installazione. Vale la pena iniziare da questa sedia perché Miller avrebbe poi rinnovato la produzione della serie Eames nel 2001, utilizzando invece della fibra di vetro… un polipropilene stampato a iniezione, ovvero: plastica! Una pietra miliare dunque nell’impiego di un materiale prima composito (fibra di vetro) e poi a base plastica.

Poi venne PANTON, la sedia in plastica VITRA (1968).

Alla sedia Eames fece seguito poco dopo l’iniziativa dell’azienda Vitra, che intorno agli anni ’50 e ’60 si cimentò nella creazione di una sedia in plastica dalle forme molto particolari. Dagli sforzi di Verner Panton prima e di Charles Eames dopo, si giunse verso la fine del ’60 alla produzione di una sedia in schiuma di poliuretano, tramite una tecnica di stampaggio per l’epoca innovativa. Una rivoluzione che avrebbe portato una ventata di novità nel campo dell’arredo di interni. Qualche anno dopo, con l’impiego di materiale termoplastico e lo stampaggio a iniezione, milioni di persone avrebbero conosciuto la fortunata serie di sedie Panton, divenute in breve icone del design mondiale. Sedie “stampate” in un pezzo unico, senza gambe, a formare una sorta di nicchia leggera, comoda e flessibile. Un capolavoro del design che ancora oggi continua a piacere alle nuove generazioni.

Quindi fu il turno della LOUIS GHOST in policarbonato (2002).

Se vogliamo parlare dell’evoluzione della plastica negli arredi, e nelle sedie in modo specifico, non possiamo non citare la sedia Louis Ghost di Philippe Starck, concepita intorno agli anni 2001-2002 per conto dell’azienda Kartell. La sedia è un omaggio alla seduta del re Luigi XVI, opera dell’ebanista Louis Delanois nel 1770 circa. Con una particolarità non da poco, implicita nel nome Louis Ghost: il fatto di essere realizzata in policarbonato trasparente, e cioè in plastica ottenuta dall’acido carbonico (o più correttamente dalle resine poliestere). Nota per le proprietà di trasparenza, resistenza termica e meccanica, durezza, è stata lanciata sul mercato nel 2002 e in 5 anni è arrivata a superare la cifra record di 2 milioni di pezzi venduti. Un traguardo che la porta a essere una delle sedie più vendute della storia, se non la più venuta in assoluto. Alla faccia della plastica!

E infine la sedia MASTER in polipropilene modificato (2010).

Concludiamo questa carrellata con la sedia Master in polipropilene modificato, nata nel 2010 dalla fantasia e creatività di Philippe Starck con Eugeni Quitllet per Kartell. Il segreto di questa sedia è che la plastica è stata appunto modificata per conferire una morbidezza che ricorda la similpelle. Il risultato è un connubio di comfort, resistenza e leggerezza, mix che non pregiudica la praticità: la sedia è anche impilabile (fino a quattro unità) oltre che resistente alle condizioni di umidità o di caldo eccessivo, quindi… può essere utilizzata anche all’aperto! Non servono applausi: a premiare questo capolavoro di design ci hanno già pensato due concorsi di risonanza mondiale, ovvero il Good Design Award assegnato nel 2010 e il Red Dot Design Award giunto nel 2013. E per la gioia di tutti, la sedia rimane ancora in commercio, a disposizione dei nostri clienti e di chi desidera arredare casa con un’icona di stile e design senza tempo.


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